Commedia “Cu nesci nun sempri arrinesci “- prove generali 8 marzo 2019

“Cu nesci nun sempri arrinesci “è l’ ultima fatica teatrale dell’ A.FO.CA. andata in scena al Totuccio Aiello. La commedia scritta da Rosolino Randazzo nel 2018 segna l’ apice della carriera di questo maestro-mattacchione che avendo varcato da poco la soglia d’ ingresso dell’ età pensionabile, si interroga sul rapporto vita-morte, sui valori di un intera esistenza e indaga sulla cupidigia dell’ animo umano. L’ impronta di Verga appare subito evidente e si manifesta nella sua pienezza quando l’ autore inserisce a quasi a tre quarti della commedia un monologo ( che potenza Peppuccio Pecoraro nella sua interpretazione) tratto appunto dalla “Roba “ di Verga, quando Mazzaro’, arrivato al periodo della vecchiaia, diventa quasi matto fino al punto che ” quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava: “Roba mia, vientene con me!

Se c’e’ un destino a cui l’ uomo non può sottrarsi è sicuramente quello di dover morire prima o poi. A quel punto tutto diventa vano, soprattutto perdono valore le ricchezze e quanto si è accumulato , mentre forse ci si rende conto di aver perso del tempo, l’ occasione di godersi le piccole cose, per la quali la vita vale davvero la pena di essere vissuta.

Ho visto un Rosolino maturo, un Rosolino diverso. In diversi passaggi si veda tanto della sua giovinezza e vengono messi in scena episodi vissuti in prima persona dallo stesso autore: una Carini con i suoi personaggi e le sue storie, i suoi soprannomi( nciurie) e le sue tradizioni. Una Carini degli anni 70 che vede nell’ America la possibilità di riscatto. Ma siamo sicuri che un riscatto economico coincida con un riscatto personale? L’ autore da alla fine qualche risposta e invita il pubblico a ragionare sulla validità di queste conclusioni. La morte esiste, che piaccia on o è un elemento fondamentale di questo percorso terreno, è un capolinea che azzera gli affanni, è una “livella” ( per citare Toto’) che tira le somme di ciò che si è seminato. Ha senso dunque passare una vita ad accumulare ricchezze invece di esperienze, rapporti umani, emozioni?

Accanto a Rosolino troviamo un pezzo di storia del teatro carinese, CeciliaEvola, la nostra Anna Magnani locale, capace di far percepire gli stati emozionali grazie a una grande potenza espressiva, e poi volti ormai noti al pubblico: Claudia Passalacqua, Antonio Oliveri, Rosario Mannino, Fabio Failla, Eleonora Censoplano, Carmela Ribaudo, Enzo Leggio, Enzo Tranchina, nonché il piacevole ritorno di Peppe Russo.

Permettemi di rivolgere poi i miei migliori auguri di una pronta guarigione a Antonio Di Stefano.

Pino Mignano – 12 marzo 2019

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