14 settembre

E’ quasi mezzanotte.

E’ la vigilia del 14 setttembre. In piazza un bravissimo gruppo suona il suo ultimo brano.

Mi lascio trasportare dalle note e per un attimo mi assento da da dove sono e comincio a vagare con la mente. Mi rivedo bambino, il mio cuore che batte al ritmo dell’ alborata, donandomi quel misto tra felicità e ansia per i tre giorni a venire di festa. Stavolta me lo compreranno quel tamburo che ho visto l’ anno scorso appeso alla bancarelle? Voglio impare a suonarlo, proprio come fa Pippinu u tammurinaru che tra poco passerà per le vie ad annunciare la festa. Nel frattempo mi sono allenato tutta l’ estate in campagna con le sedie di legno e un paio di pentole trovate in cucina. Come bacchette due cucchiaini in legno. Certo il suono non è come quello di un vero tamburo, ma va bene lo stesso. Va bene finchè tutti, stanchi della mia esibizione, mi spediscono in mezzo al giardino a giocare a palla. Poi d’ un tratto sento la musica, in lontanza, ed il cuore comincia a battere nuovamente all’ impazzata: la banda musicale sta per girare la curva e immettendosi in via R. Pilo comincia un nuovo pezzo. Menomale. Altre volte è capitato che passassero senza suonare. E poi la sera, dopo due giorni che si è tirato tardi, cosa che avviene solo a capodanno e a Pasqua, tutto belli profumati e col vestito nuovo perchè arriva l’ ora della processione. Davanti ai miei occhi di bambino esce dalla chiesa madre una monumentale vara in cui è incastonato il Crocifisso, portato a spalla da uomini sofferenti. Sembrano dei supereroi. Sento parlare la gente. C’e’ chi prega. Alcuni dicono che ogni anno il Crocifisso sembra che abbia la testa più bassa, carico del male e dei peccati del’ uomo (più tardi si scoprirà col restauro, che invece la testa stava per staccarsi davvero dal resto della statua, non certo per i peccati ma per i segni lasciati dal tempo e dagli scossoni che prende durante la processione).

E poi quante candele! Provo a contarle, ma non ci riesco. Quante persone a piedi nudi, non ne capisco il senso. Mi viene spiegato che è un gesto di fede, un “ viaggio” promesso per chiedere o perchè si è ricevuto una grazia. La cosa mi emoziona, mi porta i brividi. Ho pensato sempre che la fede, quella che passa dalla predica del prete avrà anche la sua parte, ma la vera fede, quella che più sentiamo, è quella che colpisce i sensi, anche attraverso il dolore, la sofferenza.

La sofferenza ci da la possibilità di fermaci, anche se è ingiusta, anche se umanamente è inaccetabile.

Tra poco tutto passerà. Il tempo della salita di via Gargagliano dove i miei supereroi danno il massimo per arrivare fino in cima. Anche loro sono lì per un motivo. Anche loro hanno qualcosa da chiedere. Tutti abbiamo qualcosa da chiedere. Ma ormai stanno per arrivare i fuochi d’ artificio. Tutti stanno andando verso il Miramare per prendere posto, non prima di aver salutato col segno della croce il Crocifisso che fa ritorno nella chiesa Madre.

L’ ultimo botto segna la fine della mia favola, dei miei tre giorni di festa.Segna il ritorno all’ ordinario.Il brano ormai sta per finire. Tra gli applausi, gli artisti si congedano dal pubblico. Ritorno alla realtà. E’ gia passata mezzanotte.

E’ già il 14 settembre.

Auguro a voi e alle vostre famiglie serenità. Non vi auguro altro.

Il resto chiedetelo voi stasera alzando gli occhi verso quella statua che ci fa sentire ancora carinesi.

Pino Mignano.

14 settembre 2017

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